Non potrebbe dire quanti colpi dei fratelli kabili si è beccato, ma hanno sparato almeno sei volte; sì, sei volte. È stato Farid che, come sempre, ha vuotato il calibro della sua grossa Magnum; Kamel guidava la Kawa ZXR, i due fratelli sembravano degli extraterrestri dietro la visiera fumé dei loro caschi. Sono usciti dal nulla, i bastardi. Non c'erano e di colpo erano lì. Cazzo, l'unica fortuna che ha avuto è che la pallottola destinata alla testa è finita contro il volante, fracassandolo completamente, e gli ha sfiorato solo la tempia. Un bacio di metallo rovente a trecentocinquanta metri al secondo. È quella che gli ha fatto perdere i sensi, ma non è quella che gli procura più dolore. Ne ha diverse disseminate dalla pianta dei piedi alla laringe, ma la sofferenza si concentra nella pancia, lì dove continua a pisciare sangue.
Una cosa seria, il calibro dei fratelli kabili. Armi da poliziotti, sicuramente (gli infami, con tutti i loro ragazzi dentro la Buoncostume), Manhurin MR73 o Spécial Police. E munizioni d'élite, pallottole Winchester calibro 357 Magnum, scamiciate, che fanno grossi fori quando entrano e ancora di più quando escono, se non decidono di alloggiare comodamente nella colonna vertebrale, come raccontano fieri ogni volta che esibiscono i loro giocattoli alle ragazze, affascinate come se avessero davanti due grossi falli cromati e lustrati. I figli di puttana.
E mentre l'odore degli escrementi invade l'universo, si sorprende a piangere. Qualche minuto dopo, il dolore spegne anche quest'ultima traccia di umanità.
Comincia a gemere come un animale ferito dalla trappola che lo sta uccidendo. Trema. La paura e la sofferenza sono come tante pere iniettate a ripetizione.
Disteso sui due sedili anteriori, è scosso da un singhiozzo e cominaia a vomitare un miscuglio confuso di sangue e materia irriconoscibile, poi sviene una seconda volta.
L'ultimo barlume di coscienza gli urla che sta per morire.
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