martedì 14 agosto 2012

  Ci misi quasi due giorni interi a riprendermi.
  Sentii una mano leggera passarmi sul viso una pezza fresca e profumata. Aprii gli occhi. Ero a casa mia, nel mio letto. Un'adorabile capigliatura castana con dolci riflessi di un rosso autunnale, bel bon bon ambrato, mi vegliava. Io mi faccio vegliare dalle capigliature. È più originale. Capigliatura e mano appartenevano a Hélène, la ben nota graziosa. Essere malati diventava un piacere.
  "Ho l'impressione di averle prese di brutto", dissi.
  La mia voce risuonava chiara, con tutta la sua solita forza. La mia voce mi piaceva.
  "Sì", disse Hélène. "Ma ha soprattutto commesso un'imprudenza, ha voluto fare il Nestor Burma fino in fondo. Come al solito".
  "Cos'è successo, amore mio?".
  "Sembra che se si fosse limitato a svenire senza cercare di reagire... se fosse rimasto tranquillo, steso nell'androne, ad attendere un ritorno naturale dello stato di coscienza... o più semplicemente che qualcuno la trovasse... sarebbe stato infinitamente meglio per la sua salute. L'ha detto il dottore".
  "E invece cosa ho fatto? Ho ballato il jitterbug?".


(Léo Malet, La notte di Saint-Germain-des-Prés)

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