Meeks prese il fucile e cominciò ad aprire le porte a calci, una dopo l'altra. Una, due, tre, quattro... ragnatele, topi morti, cessi rotti, avanzi di cibo, giornali in spagnolo. I trafficanti probabilmente usavano quel posto per tenerci parcheggiati i messicani prima di portarli a lavorare come negri su nelle fattorie della contea di Kern. Cinque, sei, sette... tombola: un gruppo di messicani, due o tre famiglie, accovacciati sui materassi, sobbalzarono alla vista di un bianco con il fucile. "Calma, calma" aveva detto, tanto per tenerli buoni. Le ultime camere erano vuote. Meeks prese la borsa e la lasciò cadere davanti alla porta della numero dodici: posizione centrale, vista sul cortile, un materasso che perdeva l'imbottitura. Non male per la sua ultima notte in America.
Un calendario con delle donnie alla parete. Andò a cercare il mese di aprile e cercò il giorno del suo compleanno. Era di mertedì. La ragazza aveva dei brutti denti, non era un granché e gli ricordava Audrey: ex spogliarellista, ex ragazza di Mickey. Per lei aveva ucciso un poliziotto e aveva fatto irruzione a mano armata nel posto dove Cohen e Dragna combinavano il loro grosso affare di droga. Fece scorrere le pagine fino a dicembre e si chiese che probabilità aveva di restare vivo per tutto l'anno. Provò una fitta di paura. Sentì che gli si contraeva lo stomaco e una vena sulla fronte si metteva a pulsare. Era coperto di sudore.
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