Non capita spesso di trovare Fred Baget in compagnia di una bella donna soltanto. Attorno a lui, di solito, ce n'è una schiera. Mi chiedo quale sia il suo segreto. E' vero che è un pittore, un pittore "molto parigino", per così dire. E, come se non bastasse, abita all'Ile Saint-Louis, altro elemento a favore della sua denominazione di origine controllata. Lui e io non siamo proprio intimi, amici per la pelle, ma ci conosciamo abbastanza perché, di tanto in tanto, mi inviti a bere qualcosa da lui. E io non rifiuto mai. Non sono contrario a una bella lustratina d'occhi - fa bene alla vista - e da Fred Baget, su questo versante, si è sempre certi di non restare delusi. Lo ripeto, di norma il suo atelier e l'appartamento connesso brulicano che è una meraviglia di belle ragazze svestite, o perché stanno posando davanti al maestro, in un gruppetto di grazie che lui fissa sulla tela, o perché, in abito da sera scollato davanti e dietro, partecipano ad uno dei ricevimenti che l'artista ama spesso dare.
Ma in via del tutto eccezionale, il giorno di cui parlo, un pomeriggio nebbioso di febbraio, c'è una sola donna da Fred Baget, distesa su un divano basso in una stanzetta dall'incerta destinazione.
Non è nuda, ma è morta.
(Léo Malet, Pandemonio a Rue des Rosiers, pag. 1)
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