venerdì 21 dicembre 2012

  Che molti cittadini fossero schedati, lo avevo già letto da qualche parte, poi la cosa era rimasta fra il sì e il no e nessuno ne aveva più parlato. Ma vedere che anch'io sono nelle schede, mi ha fatto un certo effetto. È stato quando Sasrti Antonio, sergente, è andato al casellario penale, a cercare le cartelle segnaletiche dei quattro «irreperibili al loro domicilio». Si può sempre trovare qualcosa di interessante. Io, infatti, mentre Sasrti si fa i fatti suoi, ci trovo la mia scheda con tanto di foto e di impronte digitali. E ne imparo di quelle, sul mio conto, che, se non mi conoscessi da tanti anni, comincerei a sospettare di essere un delinquente irrecuperabile. Per esempio: ho tendenza alla libidine; frequento persone e ambienti pericolosi; leggo stampa poco qualificata; scrivo in maniera non ortodossa e, soprattutto, sono da tenere d'occhio per certe mie affermazioni in merito alla situazione politica nazionale e internazionale. Però (è confortante) non sono dedito agli stupefacenti e non sono omosessuale. Questo mi tranquillizza, ma resto comunque un individuo pericoloso e la società farà bene a stare in guardia. C'è scritto inoltre che non è chiaro come io riesca a vivere, visto che non ho un mestiere qualificante. Per mestiere qualificante loro intendono: fabbro ferraio, imbianchino, docente universitario, guardiafili, bottegaio, facchino, odontoiatra, poliziotto o altra simile occupazione professionale.
  Ma Sarti Antonio, sergente, non è venuto per la mia scheda e se si accorge che spreco pagine parlando di me, è capace che si arrabbia.

(Loriano Macchiavelli, Ombre sotto i portici, 1975)

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