Quasi senza accorgermene mi trovai in mano la calibro 45; il calcio era contro il mio palmo un oggetto familiare. Era nera, lucida, oleata, con l'impugnatura di noce; era una vecchia amica che da un pezzo mi accompagnava dappertutto.
La rimisi nella fondina e mi affacciai alla finestra. Le nubi si rincorrevano fondendosi le une nelle altre, avvolgendo in un'oscurità prematura le torreggianti colonne di mattoni e di acciaio. Oh, sì, è una grande città, New York! Milioni di persone si rintanano come talpe nel sottosuolo o salgono lungo quelle rupi artificiali che sono i grattacieli per andarsi a chiudere nelle loro nicchie segrete. Per lo più sono soltanto esseri umani qualsiasi ma c'erano anche gli altri, i killer, e in quel momento ce n'era uno in libertà che apparteneva tutto a me.
(Mickey Spillane, Sopravvivenza zero, 1970)
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