venerdì 21 dicembre 2012

  L'ultimo tentativo lo fa a casa di Filippo Coco. Casa per modo di dire, perché più che altro è un posto dove si accatastano gli studenti, uno sull'altro come fossero cose. Lo schifo che mi fanno! Non gli studenti. State a sentire: arrivano in città, quei disgraziati che devono andare all'università e, naturalmente, non sanno dove andare a dormire; le iene gli si gettano sopra e hanno il coraggio di affittargli un buco (chiamato camera) dove ci sono sei letti, uno attaccato all'altro; e vogliono quarantamila lire al mese da ogni studente. Magari Filippo Coco o gli altri hanno pure provato a dormire sotto un portico, ma con l'inverno diventa difficile e allora non resta che tirar fuori le quarantamila, riscaldamento escluso.
  Ovvero il popolo che sfrutta i figli del popolo, in nome del popolo (e della cultura).
  Perché non potete venire a raccontarmi che chi affitta così le camere è un capitalista, sfruttatore che possiede tutto il centro storico, e quindi, o prendere o lasciare... No, cari miei. Quelli sono muratori che si sono comprati a rate un lurido appartamento nei pressi dell'università. Sono contadini che hanno trasformato in dormitorio pubblico il magazzino al piano terra che dà direttamente su un cortile senz'aria. Sono bottegai che la domenica hanno sputato l'anima per rendere passabile una soffitta che il nonno gli aveva lasciata piena di bauli e di polvere! Altro che balle! Venite a vedere: Filippo Coco ha il letto in un angolo che per raggiungerlo bisogna passare sopra altri cinque. La finestra dà direttamente sul marciapiede e se la aprono un momento, per cambiar aria, la camera si riempie di gas di scarico delle auto che non ci si vede più da qui a lì. C'è puzza di tutto: dal sudore all'orina, dalla muffa alla scoreggia.

(Loriano Macchiavelli, Ombre sotto i portici, 1975) 

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