Spade sbuffò e scuffiò. Si sporse in avanti, tornando ad appoggiarsi con gli avambracci sulle ginocchia, e interruppe il grassone, seccato: «La polizia non mi preoccupa affatto e so come affrontarla. E questo è appunto quanto sto cercando di dirle. L'unica maniera di affrontarla è di darle in pasto una vittima, qualcuno su cui scaricare tutto».
«Bene, Mr Spade, le concedo senz'altro che questa è la maniera di procedere, ma...»
«Ma un corno! È l'unica maniera!» sbottò Spade, la fronte aggrottata e rossa, gli occhi accesi e rossi. Il livido alla tempia era color fegato. «So quello che dico. Ci sono già passato altre volte, e altre ancora ci passerò. Prima o poi, mi tocca sempre mandare tutti a quel paese, dalla Corte suprema all'ultimo scagnozzo, e tuttavia riesco a cavarmela. Me la cavo perché tengo comunque presente che alla fine c'è sempre una resa dei conti. Cioè non dimentico mai che quando questa arriva devo presentarmi alla centrale tirandomi dietro un colpevole e annunciando: "Eccovi il vostro criminale, amici del cuore". Se lo faccio, e fino a quando lo faccio, posso portarmi il pollice al naso e sventagliare il resto delle dita a tutte le leggi del Codice. Non lo faccio una sola volta, e sono nei guai. Non è ancora successo e non succederà neppure questa volta. Questo è certo.»
Gutman sbattè le palpebre e la mellifluità del suo sguardo parve attenuarsi, ma tutto il resto del faccione roseo rimase immutato nella fissità del sorriso compiaciuto, mentre nella voce non risuonava la minima nota di disagio. «È certamente un sistema che ha i suoi lati positivi, Mr Spade...» disse. «Accidenti se li ha! E fosse applicabile anche in questa occasione, sarei il primo a dirle: "Faccia pure, si figuri!". Ma si dà il caso che stavolta non sia purtroppo applicabile. Può succedere, anche con i migliori sistemi. Capita insomma la volta in cui bisogna fare un'eccezione, e chi ha un briciolo di ingegno non esita a farla. Ebbene, Mr Spade, questo è proprio il caso, e non esito a dirle che secondo me lei dopotutto è ben pagato per fare appunto questa eccezione. Magari le sarebbe più facile e comodo consegnare il suo colpevole alla polizia, ma» rise e allargò le braccia «lei non è tipo da annegare in un bicchier d'acqua. Sa come cavarsela, come cascare alla fine ssempre in piedi, qualunque cosa accada.» Sporse le labbra in fuori e socchiuse un occhio. «Se la caverà.»
Dagli occhi di Spade era scomparssa ogni fiamma, il viso era divenuto inespressivo e impassibile. «So quello che dico.» Parlava a voce bassa, in tono esageratamente paziente. «Questa è la mia città e questo è il mio mestiere. Certo stavolta magari riuscirei anche a cascare in piedi, ma la prossima, se solo ci riprovassi, mi farebbero lo sgambetto e mi ritroverei con il culo a terra. All'inferno. E voi intanto stareste a New York o a Costantinopoli o a casa del diavolo. Io qui ci lavoro.»
(Dashiell Hammett, Il falcone maltese, 1930)
«Bene, Mr Spade, le concedo senz'altro che questa è la maniera di procedere, ma...»
«Ma un corno! È l'unica maniera!» sbottò Spade, la fronte aggrottata e rossa, gli occhi accesi e rossi. Il livido alla tempia era color fegato. «So quello che dico. Ci sono già passato altre volte, e altre ancora ci passerò. Prima o poi, mi tocca sempre mandare tutti a quel paese, dalla Corte suprema all'ultimo scagnozzo, e tuttavia riesco a cavarmela. Me la cavo perché tengo comunque presente che alla fine c'è sempre una resa dei conti. Cioè non dimentico mai che quando questa arriva devo presentarmi alla centrale tirandomi dietro un colpevole e annunciando: "Eccovi il vostro criminale, amici del cuore". Se lo faccio, e fino a quando lo faccio, posso portarmi il pollice al naso e sventagliare il resto delle dita a tutte le leggi del Codice. Non lo faccio una sola volta, e sono nei guai. Non è ancora successo e non succederà neppure questa volta. Questo è certo.»
Gutman sbattè le palpebre e la mellifluità del suo sguardo parve attenuarsi, ma tutto il resto del faccione roseo rimase immutato nella fissità del sorriso compiaciuto, mentre nella voce non risuonava la minima nota di disagio. «È certamente un sistema che ha i suoi lati positivi, Mr Spade...» disse. «Accidenti se li ha! E fosse applicabile anche in questa occasione, sarei il primo a dirle: "Faccia pure, si figuri!". Ma si dà il caso che stavolta non sia purtroppo applicabile. Può succedere, anche con i migliori sistemi. Capita insomma la volta in cui bisogna fare un'eccezione, e chi ha un briciolo di ingegno non esita a farla. Ebbene, Mr Spade, questo è proprio il caso, e non esito a dirle che secondo me lei dopotutto è ben pagato per fare appunto questa eccezione. Magari le sarebbe più facile e comodo consegnare il suo colpevole alla polizia, ma» rise e allargò le braccia «lei non è tipo da annegare in un bicchier d'acqua. Sa come cavarsela, come cascare alla fine ssempre in piedi, qualunque cosa accada.» Sporse le labbra in fuori e socchiuse un occhio. «Se la caverà.»
Dagli occhi di Spade era scomparssa ogni fiamma, il viso era divenuto inespressivo e impassibile. «So quello che dico.» Parlava a voce bassa, in tono esageratamente paziente. «Questa è la mia città e questo è il mio mestiere. Certo stavolta magari riuscirei anche a cascare in piedi, ma la prossima, se solo ci riprovassi, mi farebbero lo sgambetto e mi ritroverei con il culo a terra. All'inferno. E voi intanto stareste a New York o a Costantinopoli o a casa del diavolo. Io qui ci lavoro.»
(Dashiell Hammett, Il falcone maltese, 1930)
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