Pensate che io sia matto? Va bene, sarò matto. Ma fate per quindici anni il mio lavoro, e forse ammattirete anche voi. A voi sembra un lavoro come il vostro, no, e magari un po' meglio, perché è amico della vedova e dell'orfano, e aiuta chi è nei guai? Macché. È una roulette, la più grossa ruota d'azzardo del mondo. Non sembra, ma lo è, dal modo in cui calcolano la percentuale di rischio alla faccia che fanno quando incassano i vostri gettoni. Tu scommetti che la tua casa brucerà, loro scommettono che non brucerà, tutto qui. Quello che ti imbroglia, è che tu non desideravi che ti bruciasse la casa quando hai fatto la scommessa, e così dimentichi che è una scommessa. Loro non si imbrogliano. Per loro una scommessa è una scommessa, e questa non è diversa da tutte le altre. Ma viene il momento, magari, in cui tu vuoi che la tua casa bruci, perché i soldi valgono più della casa. E qui cominciano i guai. Loro sanno che ce n'è di gente, là fuori, che cerca di truccare la ruota, e con quelli diventano duri. Hanno le loro antenne, là fuori, conoscono tutti i trucchi, e se vuoi fregarli ti conviene essere in gamba. Finché sei onesto ti pagano col sorriso sulle labbra, e puoi anche andartene a casa pensando che è stato tutto un bel gioco, pulito. Ma prova a fare il furbo e vedrai.
Allora, io sono un agente. Sono un croupier di quel gioco. I trucchi li conosco tutti, sto sveglio la notte a pensarci, per essere pronto quando ci provano. E poi una notte ne invento uno, di trucco, e mi metto a pensare che quella ruota potrei imbrogliarla io, se avessi un compare là fuori per piazzare la mia scommessa. Tutto qui. Con Phyllis avevo trovato il mio compare. Magari vi sembrerà strano, che io fossi disposto a uccidere un uomo soltanto per raccattare un mucchietto di gettoni, ma forse non vi sembrerebbe tanto strano se foste dietro a quella ruota, invece che davanti. Avevo visto bruciare tante di quelle case, tante auto fracassate, tanti morti con un buco blu nella tempia, tante cose tremende che fa la gente per falsare la ruota, che a me quella roba non sembrava più reale. Se non capite, andate a Montecarlo o in qualche altro posto dove c'è un grosso casinò, sedetevi a un tavolo, e guardate la faccia del tizio che fa girare la pallina d'avorio. Dopo un po' che lo guardate, chiedetevi cosa gliene importerebbe, a quello lì, se uscite fuori e vi piantate una pallottola in testa. Magari quando sente lo sparo abbasserebbe gli occhi. Ma non perché si preoccupa se siete vivi o morti. Solo per controllare se avete lasciato una puntata sul tavolo, che dovrebbe liquidare ai vostri eredi. Importargliene, no. Non a quel bimbo.
(James M. Cain, La morte paga doppio, 1936)
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