«Un... investigatore?»
«Proprio...» Tira su il labbro, poi beve un sorso di whisky. «Allora, ti siedi o no?»
«Io... posso mettermi addosso qualcosa?»
D'Ambrosi assume un'aria melliflua, da omosessuale. Probabilmente non lo è, ma gioca con la sua preda.
«Dici un preservativo? Magari dopo, eh? Adesso dobbiamo parlare. Si-e-di-ti». E così dicendo indica con la canna della pistola il pavimento davanti a sé.
«P-per terra?»
«Sììì».
Zardo ubbidisce e si siede sul tappeto con le gambe incrociate, all'indiana.
«Bene, carino, sarò breve, come si suol dire. Tu sei Federico Zardo, giusto?»
Zardo muove impercettibilmente la testa come per dire «no», ma non sa perché e non reagisce.
«Ecco. A me mi ha assunto tua madre».
«Mia... madre?»
«Già. Un bel pezzo di gnocca, complimenti. Non saprei chi scegliere, fra te e lei...»
Sorriso laido.
«Comunque, per ora mi limito a rapporti professionali, sia con la mammina sia con il figlioletto».
«Ma... ma perché diavolo mia madre avrebbe assunto un investigatore privato?»
«Per investigare privatamente, ovvio. Se no, avrebbe assunto un investigatore pubblico!» Ride da solo alla battuta che non fa ridere, poi torna serio e punta la pistola su Zardo. «Per investigare su te, monellaccio!»
(Tiziano Sclavi, Nero., 1992)
Nessun commento:
Posta un commento