«Andiamo nel mio ufficio», dissi.
«Ufficio?».
«Bisognerà pur aspettare la fortuna da qualche parte. Ho preso in affitto un ufficio a questo scopo. La maggior parte del tempo lo passo a dormirci. È proprio qui di fronte, basta attraversare la strada. Lì saremo soli, nessuno ci disturberà».
Le ripresi il braccio. Scosse la testa e si lasciò guidare senza opporre alcuna resistenza.
Salimmo le scale in silenzio. Almeno sul capitolo gambe non mi ero sbagliato: erano molto belle.
Quando, arrivati al secondo pianerottolo, vide sulla porta la placca che indicava il tipo di lavoro a cui ci dedicavamo lì dentro, si irrigidì e fece un passo indietro:
«Poli... lei è un poliziotto?»
«Privato. Quindi non troppo importante. Non abbia paura».
Mi feci da parte per lasciarla passare. Superando la soglia dell'agenzia Fiat Lux, mormorò una frase indistinta. Una preghiera, forse. Ai nostri giorni, la religione si insinua nei posti più bizzarri e la si adatta a tutte le salse, spesso le peggiori. Vedendo cosa riportavo dalla mia incursione al banco del bar-tabacchi, Hélène sgranò gli occhi.
«Non ci sono per nessuno», mi raccomandai.
E invitai la misteriosa biondina a penetrare nel mio santuario, che lei invase subito col suo profumo inebriante.
(Léo Malet, Febbre nel Marais, 1955)
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