giovedì 20 settembre 2012

  Raccolsi il pacchetto da terra e lo portai fino alla scrivania, dove mi sedetti.
  «Non è così?».
  Era una busta rosa, barrata da un'iscrizione blu pervinca: «Rosyanne, calze, biancheria intima, rue des Petits-Champs». A dieci metri dal mio ufficio, andando verso avenue de l'Opéra. Un'elegante vetrina, provocante e calda, con tutto ciò che ci vuole per alimentare i sogni degli scapoli e anche quelli degli sposati. Fantastico.
  «No, non è così», protestò lei con veemenza. «E tanto meglio se l'ho incontrata. Così posso dirle tutto. Togliermi il peso, sperando che serva a calmarmi...».
  Aprii anche quella busta e tirai fuori un paio di mutandine aracnee di nylon nero bordate di pizzo.
  «...È da due giorni che non vivo più, io... Lei non mi ascolta...», gemette.
  «Si sbaglia. Riesco benissimo a fare due cose contemporaneamente...». (Spiegai l'indumento di biancheria e lo esaminai tendendo le braccia). «...Ma che graziose», commentai, con le ridicole smancerie di un commesso viaggiatore salace. «L'inquietudine di cui parla non le impedisce comunque di pensare a questi fronzoli, eh?».
  «Oh! Ma cosa significa?...». (Ebbe un gesto di impazienza). «...Una donna è sempre una donna. Non so nemmeno perché ho acquistato quegli slip...».
  «In ogni caso, sono molto graziosi... molto suggestivi... devono starle come un guanto».
  Le guance le si arrossarono. Esplose:
  «Non le permetterò di abusare della situazione. Ne ho abbastanza, capisce? Abbastanza! Abbastanza!...». (Battè i piedi). «...Siete tutti uguali, tutti villani, sia che vi chiamate Cabirol, Burma o non so cos'altro. Sporchi villani disgustosi. Io...».
  Stava soffocando. Tremava come una foglia. Da rosso che era, sotto il trucco, il suo colorito passò al bianco gesso. Gli occhi le si rivoltarono. Emise sottili gridolini di lamento. Scivolò dalla poltrona...
  Andai a cercare l'infermiera:
  «Dammi una mano, Hélène, è appena svenuta...».
  Hélène, che faceva finta di battere a macchina, interruppe il suo lavoro simulato e fissò lo sguardo sulla mia mano destra:
  «Forse non sopporta che qualcuno le tolga gli slip», insinuò.
  Imprecando, feci sparire la biancheria intima.

(Léo Malet, Febbre nel Marais, 1955)

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