Il furto non sembrava essere il movente del crimine. Il portafoglio conteneva un buon centinaio di banconote, in meravigliosi tagli da mille franchi. Mi appropriai della metà per le spese di trasferta e l'emozione causata dalla scoperta del cadavere. Una volta messa ben in caldo la grana nella tasca dei pantaloni, mi sentii un altro uomo. Rimisi a posto il portafoglio e intrapresi il giro dei locali per pura curiosità professionale. Avrei fatto meglio ad andare al bar. Entrai in una stanza che fungeva da magazzino e visitai poi una sala da pranzo minuscola, una cucina ancora più piccola e una camera da letto dall'odore di rancido. Niente per me, là dentro. Niente? Vale a dire che... Non è necessario correre, bisogna muoversi al momento giusto!... Al momento giusto!... Questi aforismi che si sono dimostrati validi, bisognerebbe sempre tenerli ben presenti, sempre in mente. Così si eviterebbero un sacco di sciocchezze. E infatti, quando fui di ritorno nella stanza che papà Cabirol riservava ai suoi commerci, uno strumento contundente mi colpì la capoccia. Accecato, accennai anche uno o due saltelli, stile Serge Lifar o Yvette Chauviré. E di stelle certo ne vidi più che a sufficienza qualche secondo dopo. Nel mezzo di una specie di terremoto in un technicolor molto riuscito, sentii una voce interiore bisbigliare dolcemente, accompagnando la mia caduta, che "la farina del diavolo va in crusca" e che "il delitto non paga".
A quei due non avevo pensato!
(Léo Malet, Febbre nel Marais, 1955)
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