lunedì 24 settembre 2012

  Si è rivestito, ma con i vestiti di Zardo.
  Sudato, teso nello sforzo, sta cercando di far stare tutto il cadavere dentro la valigiona. Sbuffa. Manda dentro una gamba ed esce un braccio, manda dentro il braccio, ed esce la testa. Sembra una gag.
  Poi finalmente tira una delle cerniere. Si mette in ginocchio sulla valigia e tira l'altra cerniera, che scorre a fatica, finché non viene bloccata da una mano che fuoriesce.
  Sfinito, si alza in piedi, guarda la valigia, ringhia.
  Torna a inginocchiarsi accanto, cerca inutilmente di cacciare dentro la mano, non ce la fa.
  Ci pensa per un po', sospirando. Poi assume un'espressione decisa.
  Apre l'anta di un armadio a fianco dell'entrata del bagno. Gli cadono addosso con fragore attrezzi, scope, cianfrusaglie.
  Si ritrova seduto a terra, con la testa alta ad ascoltare se succede qualcosa dopo il fracasso.
  Poi diventa cattivo.
  «Beh? Stavolta non li hai sentiti i rumori? Prova a richiamarli, i poliziotti, vecchia troia vergine, prova!»
  Si alza. Poco dopo eccolo in piedi, con un seghetto ad arco in mano.
  Di nuovo inginocchiato sulla valigia. Sta per segare la mano. La lama si avvicina lentamente al polso. Poi giù, forte.
  Uno spruzzo di sangue gli arriva in faccia.

(Tiziano Sclavi, Nero., 1992)

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