lunedì 24 settembre 2012

  Odette Larchaut ci aspettava in un immenso salone, con il soffitto molto alto. Per ragioni di armonia, al piano inferiore, occupato da una ditta commerciale, non doveva essere peggio. Il mobilio senza pretese strideva con le sculture d'epoca, ancora intatte in diversi angoli della stanza, negli intarsi lignei sopra le porte, in particolare, e con i dipinti del soffitto. Questi ultimi - ignoravo se fossero manierismi di maniera - imploravano di essere restaurati al più presto. Erano pericolosamente screpolati e, per tutto il tempo che rimasi nella sala, temetti che un pezzo di chiappa della divinità tanto callipigia quanto mitologica che planava sulle nostre teste finisse dentro il mio aperitivo, come una scorza supplementare.

(Léo Malet, Febbre nel Marais, 1955)

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