Probabilmente Leila aveva continuato a correre dopo la prima pallottola. Come se non avesse sentito niente. Come se non sentisse quel bruciore sulla schiena che le spezzava il fiato. Una corsa fuori dal mondo. Lì dove ci sono solo merda, piscio e lacrime. E quella polvere che sta per mangiare per sempre. Lontano dal padre, dai fratelli, dagli amanti di una sera, da un amore desiderato con tutto il cuore, da una famiglia da costruire, da bambini che potevano nascere.
Dopo la seconda pallottola, doveva aver urlato. Perché, comunque, il corpo rifiuta di tacere. Grida. Non più a causa di quel dolore, violento, che l'ha trafitto. È la sua volontà di vivere. L'anima mobilita tutta la sua energia e cerca una via d'uscita. Cerca, cerca. Dimentica che vorresti sdraiarti sull'erba e dormire. Grida, piangi, ma corri. Ti lasceranno, ora. La terza pallottola aveva messo fine a ogni suo sogno. Sadici.
(Jean-Claude Izzo, Casino totale, 1995)
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